Artigiani da “dispersi” a “digitali” – Giorno 1

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MISILMERI, 25 Luglio 2016 – Pizzeria Bruno di Lo Bianco M.Rita
di Roberto Oriti

Gli studenti della Scuola Secondaria di Primo Grado “C.Guastella” di Misilmeri, che hanno aderito al progetto “Artigiani: da dispersi a digitali”, sono coinvolti da oggi in un’attività che permetterà loro di conoscere da  vicino gli antichi mestieri e le realtà artigianali presenti nel loro territorio.

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“Come nasce la passione per questo lavoro, come può un giovane avvicinarsi a questo mondo e come pensa si possa innovare oggi il mestiere del pizzaiolo”, sono alcune delle domande che gli studenti della Scuola Secondaria di Primo Grado “C.Guastella” di Misilmeri hanno posto al Pizzaiolo Pippo della Pizzeria Bruno di Misilmeri.

Ma non finisce qua! I processi produttivi della tradizione e i manufatti conosciuti durante questi giorni di interviste, diventeranno oggetto di un processo creativo. I ragazzi, infatti, saranno stimolati a progettare e realizzare prodotti innovativi partendo da quelli tradizionali, utilizzando stampanti 3D.

Appuntamento a domani con la #tradizione e l’#innovazione!

 

 

Electrolux, l’innovazione si fa studiando le startup

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Electrolux oltre ad essere tra i più grandi produttori al mondo di elettrodomestici per la casa, è anche una multinazionale che studia le startup, motore dello sviluppo e dell’innovazione. Per Electrolux l’innovazione infatti è identificare opportunità di business, pronte o anche embrionali, e promuoverle agli Open Innovation Board con una selezione che ogni 2-3 mesi.

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Guida un’unità internazionale con 2 sedi, in Italia e in Cina, e presto anche negli Stati Uniti, «che ha l’obiettivo di fare da ponte tra la rete esterna degli innovatori e l’azienda». Lucia Chierchia, Open Innovation Director dal 2011 per Electrolux, ci spiega subito dove siamo e qual è la strategia della multinazionale degli elettrodomestici con le startup. Agli inizi di giugno ad attirare l’attenzione era stata la collaborazione fra l’azienda (50 milioni di prodotti in più di 150 mercati) e OL3 Solution, startup bolognese (Premio Speciale per l’innovazione a Research To Business, il salone della ricerca industriale in contemporanea con Smau Business Bologna). Una collaborazione occasionale? Non proprio. «Il nostro compito è identificare opportunità di business, pronte o anche embrionali, e promuoverle agliOpen Innovation Board», momenti dedicati alla selezione, che cadono ogni 2-3 mesi. Ogni anno il team di Lucia Chierchia valuta 2 mila idee, proposte da aziende consolidate, startup e persino inventori da garage. «Di queste circa la metà vengono analizzate per essere promosse ai board». Le startup rappresentano circa fra il 60-70% di questo ecosistema di innovatori.

Perché vi interessano le startup?
Nella rete degli innovatori, le startup sono l’ecosistema più potente e interessante. Hanno un’idea di business che fa leva su un team con forti competenze (che contano molto di più dell’idea) e con un DNA ibrido fra competenze tecnologiche e di business. Inoltre le startup partono da zero: non hanno barriere mentali nel prendere le decisioni e valutare i rischi, poiché non esiste un business esistente da “proteggere” e si giocano tutto con la loro idea di business. Pertanto, a differenza di una grande azienda con un business consolidato, poiché non esiste un business esistente da “proteggere” e si giocano tutto con la loro idea di business. Pertanto, a differenza di una grande azienda con un business consolidato, hanno la capacità di andare oltre l’esistente e quello che esiste sul mercato sia in termini di mercato che di modello di business.

Che idee cercate?

Tecnologie e componenti che rappresentano una nuova soluzione che può essere implementata in un prodotto o in un processo. Parliamo di sensori, materiali avanzati, soluzioni digitali, sistemi robotici, soluzioni per la gestione dell’energia. E’ cruciale identificare l’elemento di distintività di un’offerta, a volte rappresentato non dalla soluzione tecnologica, ma dalle competenze, conoscenze ed esperienze dell’azienda.

Da quanto Electrolux fa open innovation?

Abbiamo iniziato ad implementare il modello 5 anni fa. Ora abbiamo una strategia ed un team integrati all’interno del gruppo, a livello globale. La prima vera innovazione veniva da un inventore da “garage”. Adesso abbiamo un portafoglio di innovatori, un mix di collaborazioni con startup ed aziende consolidate. .

Che tipo di rapporti stabilite con le startup che avete selezionato?

Dipende dall’idea di business. Valutiamo l’esistenza degli elementi necessari per creare una partnership vincente per entrambe le parti. La forma della collaborazione dipende dagli obiettivi che vogliamo raggiungere: acquisto di brevetti, collaborazione R&D, supply agreement.

Quanto investite in open innovation?

Abbiamo creato un team di 10 persone che lavora al 100% su open innovation e che fa leva su un network interno in cui tutte le funzioni aziendali sono parte del gioco. In termini di rilevanza strategica, credo sia un messaggio forte da parte del gruppo, che ha riconosciuto l’importanza di creare accesso a soluzioni innovative da ecosistemi non-tradizionali.

Open innovation, come siamo messi in Italia?
Tra le aziende che dichiarano di fare open innovation la maggior parte in realtà collabora essenzialmente con fornitori, senza andare oltre la rete esterna di partner consolidati. Inoltre, sono brevi esperimenti per trovare soluzioni a problemi tecnologici noti, ma non una vera apertura ad ascoltare nuove proposte per stimolare le proprie direzioni strategiche. Infine manca una reale conoscenza del potenziale rappresentato dagli Open Innovation broker, che permettono di raggiungere gli innovatori “nascosti”. A Electrolux abbiamo circa 200 broker attivi, che ci aiutano a coprire diverse aree geografiche e diversi settori tecnologici.

FONTE: openinnovation.startupitalia.eu

Alternanza Scuola-Lavoro: InEmbryo tra le eccellenze siciliane

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Si è svolto oggi, presso il Liceo Scientifico “Benedetto Croce” di Palermo, l’incontro sul tema “L’Alternanza scuola-lavoro volano di sviluppo dell’Isola” che ha visto tra i presenti  il Sottosegretario di Stato al MIUR Davide Faraone, il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti e un delegato dell’Assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale. Durante il convegno sono state presentate le cinque esperienze di eccellenza di Alternanza Scuola-Lavoro nel territorio siciliano e tra queste c’era anche InEmbryo. L’alternanza scuola-lavoro prepara i giovani al mondo del lavoro dopo aver completato gli studi. E’ per questo motivo che una legge prevede finanziamenti a scuole e imprese per i progetti innovativi che assistono i giovani.

InEmbryo ha presentato il suo progetto “IDEE, INNOVAZIONE E IMPRESA” con il quale è stato possibile entrare in contatto con i giovani dell’Istituto D’Istruzione Secondaria Superiore – Stenio di Termini Imerese e dell’ Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato IPSIA “Salvo D’Acquisto” di Bagheria.
Gli obiettivi del progetto sono quelli di sviluppare competenze trasversali, le capacità di leadership, team building, pensiero critico e pensiero innovativo e di offrire conoscenze specifiche sulle start up d’impresa e la loro gestione. Partendo da cosa è l’innovazione si è arrivati a sfruttare la piattaforma di InEmbryo per condividere con gli altri utenti un’idea innovativa che può trasformarsi in una impresa di successo.

WhatsApp-Image-20160712.jpega sinistra Maria Rita Infurna, co-founder della piattaforma innovativa InEmbryo

Il progetto proseguirà il prossimo anno scolastico e vuole essere un’occasione di divulgazione della cultura d’impresa grazie alla collaborazione di professori, professionisti, imprenditori ed enti, i quali potranno trasferire un bagaglio di conoscenze ed esperienze tali da far nascere negli studenti la curiosità e lo stimolo per lavorare su una propria idea d’impresa.

Startup: adesso serve una semplice firma digitale

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Il decreto ministeriale del 17 febbraio 2016 stabiliva la possibilità di far nascere una startup innovativa anche senza la presenza del notaio. Dal 1 luglio, infatti, basterà una semplice firma digitale per dar vita a una startup! È o non è innovazione anche questa?

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È stato pubblicato oggi, nella sezione normativa del sito del Ministero dello Sviluppo Economico, il decreto direttoriale 1 luglio 2016 riguardante l’“Approvazione delle specifiche tecniche per la struttura di modello informatico e di statuto delle società a responsabilità limitata start-up innovative, a norma del decreto ministeriale 17 febbraio 2016”.

Si tratta della miusra voluta nei mesi scorsi dall’ex ministro Federica Guidi, che introduce la possibilità di costituire una startup innovativa mediante un modello standard tipizzato confirma digitale.

Il decreto, si legge in una nota del Ministero, approva le specifiche tecniche per la redazione del modello standard di atto costitutivo e statuto delle startup innovative in forma di società a responsabilità limitata e le disposizioni in esso contenute acquistano efficacia dal 20 luglio 2016.

A partire da tale data, pertanto, gli atti costitutivi e gli statuti delle imprese in questione potranno essere redatti e sottoscritti con firma digitale, secondo le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale.

A metà giugno il Ministero ha inoltre reso noti i dati preliminari della “Startup Survey”, la prima rilevazione nazionale sull’ecosistema italiano delle startup innovative, curata dal Ministero stesso e dall’Istat, conclusa lo scorso 27 maggio.

Sono ben 2.275 i questionari compilati (il 44,2% del totale), peraltro inclusivi di 1.027 suggerimenti di policy individuali: una percentuale considerevole per una survey a partecipazione volontaria. Le regioni con più partecipanti sono Lombardia (501), Emilia-Romagna (258) e Lazio (200). Fanno registrare una partecipazione superiore al 50% Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.

La pubblicazione dei dati finali è prevista per il mese di settembre e sarà accompagnata da un rapporto di sintesi dedicato.

FONTE: key4biz.it

Innovazione: come deve essere l’approccio delle città

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Qual è l’approccio che devono avere le città se vogliono essere innovative? Quali sono gli spunti da cui partire per questo tipo di trasformazione? Questa analisi illustra le linee guida da seguire per avviare l’innovazione delle città, così come le conosciamo noi oggi.

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Dopo due settimane dai ballottaggi nelle città, e analizzando le scelte che si stanno compiendo sul fronte delle composizioni delle giunte, mi sembra si confermino le linee di tendenza, nell’ambito dei temi dell’innovazione e del digitale, che già erano presenti nei programmi dei candidati e che erano purtroppo scomparse nei confronti televisivi e nel dibattito, in generale, sui mass media. Linee di tendenza che pongono finalmente questi temi come rilevanti e anche cruciali per le politiche e la programmazione locale.

E non è un caso che questo si verifichi in un periodo in cui diventa sempre più stringente, per le amministrazioni locali, la necessità di correlare il proprio piano di sviluppo con i programmi nazionali individuati nella Strategia per la Crescita Digitale (primi tra tutti Spid, ANPR e PagoPa) e in ambito europeo e internazionale diventa sempre più pressante la spinta per rendere centrale il tema dell’open government. Esempi sono il manifestoappena posto in consultazione sul “Citizen Engagement” da parte dell’European Innovation Partnership on Smart Cities and Communities (EIP-SCC) e anche l’iniziativa dell’Open Government Partnership per lo sviluppo di piani di azione sull’open government a livello locale.

Grazie a questo contesto, e alla disponibilità di esperienze con cui confrontarsi, di reti di città con cui rapportarsi per affrontare i temi più complessi, ci si aspetta che il tema dell’innovazione  e del digitale, come anche auspicato da iniziative della società civile come “Digitale in comune”, esca dalla nicchia dei tecnici e degli specialisti ICT e diventi base per il ripensamento della macchina amministrativa, con un approccio organico e profondo, programmatico e sistemico.

Certamente gli argomenti sono complessi, ma credo sia possibile e utile individuare alcuni spunti essenziali per questa trasformazione, forse anche linee di indirizzo per i programmi operativi locali.

Eccone alcuni, aggregati secondo le aree dello schema di analisi adottato per i programmi dei candidati a sindaco:

  • Open Government;
  • Competenze digitali, uno degli elementi cruciali e di solito poco curato;
  • Sviluppo e integrazione digitale nei settori economici;
  • Servizi Digitali;
  • Connettività;
  • Smart City.

Open Government

Nessuna amministrazione sembra oggi mettere in discussione la rilevanza dei temi della trasparenza, supportata dai dati aperti, della partecipazione e della collaborazione, della necessità di dar conto, in corso d’opera, delle proprie decisioni e dei risultati raggiunti (accountability).

Sul principio. La sfida reale, e però dirimente, è rendere l’open government schema di approccio dell’amministrazione, lente sulla base del quale si modula il metodo di governo, il rapporto con gli stakeholder, il coinvolgimento della popolazione. E quindi non elemento accessorio, settore di azione, ma modello che definisce la struttura stessa dell’identità dell’amministrazione.

Perché è questo che rende possibile mettere a sistema la partecipazione. Così come l’approccio a cui tendere per il tema della trasparenza è quello “by design”, sia nel campo specifico della privacy, sia sul fronte degli open data, della trasparenza degli atti amministrativi,  dell’apertura dei dati dei progetti e degli appalti, utilizzando le esperienze già consolidate in ambito europeo. Un approccio nativo, che parte dal ripensamento dei processi organizzativi, e rende la trasparenza e l’apertura naturali e sostenibili, elementi di forza e identitari dell’amministrazione.

Competenze digitali

L’opportunità del digitale si può cogliere soltanto se sono presenti competenze diffuse nella popolazione e specialistiche e di e-leadership nelle organizzazioni e prima di tutto nell’amministrazione. Solo così si può attivare un circolo virtuoso che consente partecipazione attiva e collaborazione insieme a sviluppo e migliore qualità della vita. E d’altra parte, il rischio da evitare, perdurando le attuali gravi carenze sulle competenze digitali, è di uno sviluppo digitale che non migliora o addirittura peggiora le condizioni della popolazione, in termini di partecipazione democratica, di esercizio di cittadinanza, di costi dei servizi.

Per questa ragione il tema delle competenze è cruciale per qualsiasi politica di sviluppo e una delle infrastrutture fondamentali. E quindi le amministrazioni devono farsene carico in modo strutturale, con iniziative e presìdi permanenti. Ed è questo il campo dove le esperienze non mancano, ma la politica non sempre è sembrata consapevole (e i risultati si vedono), e anche dai programmi delle ultime elezioni non si è visto il salto di qualità auspicato.

 

Servizi Digitali

La situazione tra le città è molto diversificata, con livelli di maturità anche rilevanti. Ma i temi che si possono suggerire da tenere in particolare attenzione sono in gran parte comuni:

  • i servizi digitali si realizzano per essere fruiti, per cui è indispensabile, sempre, il coinvolgimento (living lab, co-progettazione, co-produzione) di chi dovrà utilizzarli;
  • la digitalizzazione dei servizi, soprattutto nel contesto dei dati e delle API aperte, rende necessario, sempre, partire dal ripensamento dei processi e dei ruoli dei diversi attori;
  • la logica di riferimento è quella definita dal modello strategico per l’IT delle PA, di cui la declinazione locale è in corso di definizione ed evoluzione. Alle amministrazioni locali si richiede di essere protagoniste di questo percorso, stimolando chi lo coordina, e anche individuando e proponendo soluzioni ai problemi che naturalmente si incontrano.  Uno dei programmi in cui questo approccio è importante sia chiaramente visibile è Spid.

 

Connettività

La connettività in banda ultralarga è una condizione indispensabile per tutte le opportunità di miglioramento della qualità della vita abilitate dalle tecnologie, dalla scuola al turismo, dai servizi allo sviluppo delle imprese. E quindi ci si aspetta sia un cruccio dell’amministrazione, naturalmente in correlazione con le regioni e l’amministrazione centrale. È bene preoccuparsi della diffusione del wifi nei siti pubblici, ma il presidio del tema della connettività (e della rapidità della copertura totale almeno a 30Mbps) dovrebbe essere una delle attenzioni maggiori di questi mesi e di questi anni.

Sviluppo e integrazione digitale nei settori economici

L’amministrazione è chiamata, nel suo ambito, alla definizione di una politica industriale del territorio, individuando i settori strategici sui quali realizzare specifiche azioni di abilitazione.

In generale, però, ci si aspetta che sia in grado di stimolare creatività e proattività, fornendo spazi e servizi di supporto, la costituzione di luoghi di progettazione innovativa (fablab, innanzitutto), ma, ancor di più, la costruzione delle condizioni per lo sviluppo di ecosistemi che connettano università, ricerca, imprese. In molti programmi questo approccio era presente, e ci si aspetta che siano declinati in azioni operative.

Smart City

Infine, smart city, che in Italia inizia ad essere desueto ma solo perché è stato concepito e diffuso nel suo concetto degradato di installazione di dispositivi tecnologici (lampioni, telecamere) o settorializzato sul tema (importante) dell’inquinamento. E invece è utile ripartire dal contesto europeo e dai primi passi del Vademecum Anci di qualche anno fa, e quindi dalla sua definizione più ampia che include i temi della mobilità, dell’ambiente, del governo del territorio, dello sviluppo delle pratiche di condivisione. Smart City come modello per il miglioramento della qualità della vita della popolazione, tema trasversale a tutte le aree dell’amministrazione e che più di ogni altro consente di disegnare la visione della città. E quindi da pensare probabilmente come la trama di connessione di tutti gli interventi che si attuano sul territorio.

Sarebbe utile che i programmi di mandato delle amministrazioni si confrontassero con questi temi per indicare la linea strategica scelta e, sulla base della consapevolezza della strategicità dell’innovazione e del digitale, trasformarla in programmi operativi, a partire dalle scelte organizzative. Perché innovazione è cambiamento realizzato, concreto, tangibile.

FONTE: agendadigitale.eu

 

Andela, la startup finanziata da Facebook, Google e Twitter

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Andela è una startup africana  con sede nel Lagos e a New York che ha l’ambizioso obiettivo di dar vita a una generazione di programmatori africani, cercandoli tra la popolazione locale e dando loro la possibilità di studiare con il supporto dalle aziende che hanno deciso di investire nella startup.

A-001.jpgSi chiama Andela e insegna coding ai ragazzi con un programma di 4 anni, garantendo loro uno stipendio. Un ponte per connettere i migliori talenti africani del coding con il mercato globale. Ecco la mission di Andela, una startup africana con sede nel Lagos e a New York, che ha appena ottenuto un finanziamento di 24 milioni di dollari dalla fondazione Zuckerberg Chan Initiative. Questo investimento rappresenta la principale iniziativa intrapresa dalla fondazione del padre di Facebook nell’ambito del programma inaugurato con la nascita della figlia, che vuole supportare progetti di tipo umanitario.

Ma non è stato solo il creatore di Facebook a credere in questo progetto: durante il primo round di finanziamenti anche Google Venture, Twitter Investor Spark Capital, San Francisco-based Learn Capital e Omydiar Network avevano puntato sulla startup. L’ambizioso obiettivo di Andela è quella di creare una nuova generazione di programmatori africani, procacciando talenti locali e permettendogli di studiare supportati dalle aziende che hanno deciso di investire nella startup. Il percorso formativo dura quattro anni: durante i primi sei mesi i ragazzi apprendono le basi della programmazione e nei restanti tre anni e mezzo iniziano a mettere le mani in pasta, lavorando a distanza con le aziende tech che hanno pagato i loro percorsi formativi.

I giovani che vengono reclutati spesso non hanno mai avuto contatti con la tecnologia, a volte non hanno mai avuto occasione di tenere tra le mani uno smartphone. Il percorso promosso da Andela non solo garantisce loro una formazione informatica, ma li retribuisce per i quattro anni di scuola. Per ora, la startup ha due scuole, in Nigeria e in Kenya; il finanziamento appena ottenuto potrebbe essere usato per l’apertura della terza sede.

FONTE: wired.it

Bocconi Startup Day Award premia le migliori startup italiane

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Giunge alla seconda edizione il Bocconi Startup Day Award, l’iniziativa, in partnership con Citi Foundation, che individua, studia, sostiene e premia le startup più promettenti del panorama italiano. Per vincere e aggiudicarsi i premi, per un totale di 35.000 euro, bisogna aderire al bando entro il 30 settembre 2016.

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La seconda edizione del bocconi startup day award, in partnership con citi foundation, assegna alle nuove imprese innovative 35.000 euro, formazione e la redazione di un case study. Per iscriversi c’e’ tempo fino al 30 settembre

Il Bocconi Startup Day Award, una delle iniziative dell’Università a sostegno dell’imprenditorialità, giunge alla seconda edizione. Con il premio l’Università Bocconi, in partnership con Citi Foundation, vuole individuare, studiare, sostenere con formazione manageriale e premiare le startup più promettenti del panorama italiano. Attraverso una giuria internazionale, saranno assegnati premi in denaro per un totale di 35.000 euro, la possibilità di partecipare a corsi di formazione manageriale e la redazione di un case-study internazionale a cura di SDA Bocconi School of Management. Il bando per il Bocconi Startup Day Award (www.startupday.unibocconi.it/award) è aperto fino al 30 settembre 2016: le startup finaliste saranno annunciate il 3 novembre, mentre il premio sarà assegnato nel corso del Bocconi Startup Day del 22 novembre.

L’Award, al quale possono partecipare tutte le imprese costituite in Italia dopo l’1 gennaio 2011, è suddiviso in tre categorie:

  • Un premio alla migliore startup in assoluto (partecipazione di un socio a uno dei master della SDA Bocconi School of Management dedicati all’imprenditorialità; riconoscimento economico di 15.000 euro; redazione del case-study).
  • Un premio alla migliore startup nel campo dell’innovazione sociale (partecipazione di un socio al Master SDA Bocconi in Imprenditorialità e strategia aziendale; riconoscimento economico di 10.000 euro).
  • Un premio alla migliore millennial startup, scelta tra i team under 30 (partecipazione di un socio al Master SDA Bocconi in Imprenditorialità e strategia aziendale; riconoscimento economico di 10.000 euro).

 

“Con l’Award vogliamo premiare gli elementi fondamentali delle startup di successo: la bontà delle idee imprenditoriali, la capacità di creare imprese innovative e le competenze del management team”, afferma il prorettore per l’internazionalizzazione e responsabile dell’iniziativa, Stefano Caselli. I criteri di valutazione saranno l’innovatività della business idea e i risultati raggiunti in tre aree: fattibilità e competitività (business model, equilibrio economico-finanziario e redditività), scalabilità (replicabilità in diverse aree geografiche e segmenti di mercato) e ricadute occupazionali.

Bocconi Startup Day è un’iniziativa realizzata in partnership con Citi Foundation e la collaborazione di Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt), Iag (Italian angels for growth), Bocconi Alumni Association, Economia & Management, Speed Mi Up e SDA Bocconi School of Management.

Il 7 settembre è invece la scadenza per le candidature all’altra iniziativa di Bocconi Startup Day: il marketplace aperto a studenti e alumni dell’Università Bocconi, di SDA Bocconi School of Management e di MISB Bocconi che intendano sviluppare la propria idea imprenditoriale e siano nella fase di progettazione o lancio della propria startup , nonché alle imprese incubate da Speed Mi Up. Chi sarà selezionato potrà incontrare venture capitalist, business angel, esponenti del private equity e presentare loro il proprio progetto imprenditoriale (www.startupday.unibocconi.it/mplace).

FONTE: digitalic.it